• Barcellona - Architettura

K-NOW #5
ARCHITECTURES #5

Nel segno di Antoni Gaudí

Barcellona non è una architettura, così come Barcellona non è una città. Barcellona è molte architetture e tessuti urbani uniti tra loro, città diverse, Barcellona è il mare, è la cultura catalana, è movimento. Lo è da sempre.

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Il ponte di collegamento tra l’area del Forum e il lungomare nord

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Il chiostro di ingresso del CCCB – Centro di cultura contemporanea di Barcellona

Barcellona è una città che in quarant’anni, tra ‘800 e ‘900 ha organizzato due Esposizioni Internazionali, per avere l’occasione di mettere mano alla propria urbanistica e per rendere più bella e fruibile la città. La prima, nel 1888, servì a rimodernare il Parc de la Ciutadella e a renderla una città più in linea con i tempi. Ai lavori dell’Esposizione partecipò anche un giovane architetto che diventerà l’emblema del modernismo catalano, Antoni Gaudí. Il Dante Alighieri dell’architettura legherà in maniera indelebile il proprio nome a quello di Barcellona, progettando abitazioni private, parchi pubblici e la grande opera che sognava da sempre, un dono alla cristianità, la chiesa della Sagrada Familia, ancora oggi incompleta e che rimanda ai tempi in cui le cattedrali si costruivano in secoli, come San Pietro o il Duomo di Milano.

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Ingressi e interni del MACBA – Museo di arte contemporanea di Barcellona

―Dinamica, avanguardista, culturalmente famelica

Barcellona - Architettura Barcellona - ArchitetturaPassano quarant’anni, Gaudí muore, il modernismo catalano si vede soppiantare dal Noucentisme, Barcellona è una città sempre più ricca e in movimento, è tempo di organizzare una nuova Expo, questa volta nel quartiere di Montjuïc.

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La Torre Glòries, precedentemente chiamata Torre Agbar, di Jean Nouvel

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Le Trés Xemeneies, centrale idroelettrica sul mare all’altezza di Badalona

È l’occasione per l’Europa di mostrare a sé stessa di essersi lasciata alle spalle gli orrori della Prima Guerra Mondiale, e l’occasione per Barcellona di dotarsi di edifici che resteranno nella sua storia: il Teatre Grec, il Poble Espanyol, il Palau Nacional e il Pavilló tedesco progettato da Mies van der Rohe, classico dell’architettura razionalista. La città attraversa così la guerra civile e la Seconda Guerra Mondiale e giunge alla fine del ‘900, sempre in movimento, una città che cresce con nuovi quartieri che guadagnano su territori incolti o che fagocitano quelli che un tempo erano villaggi o cittadine a sé stanti. Per sostenere questo sviluppo, all’inizio degli anni ’70 viene fatta costruire una centrale termoelettrica sul mare, a Badalona. La forma dei tre gruppi termici con le caratteristiche, altissime, ciminiere, dà il nome al complesso: “Treis xemeneis”, le tre ciminiere, appunto, visibili da ogni spiaggia barcellonese e ormai icona della città. Chiusa nel 2011, la centrale, invece di essere demolita, si avvia ad essere il centro di una riqualificazione di tutto il waterfront della zona. In pieno spirito barcellonese, la città prende quello che la modernità offre e lo utilizza per abbellirsi. Le Treis Xemeneis, contraltare pagano della chiesa sognata e progettata da Gaudí, chiamate proprio per questo “la Sagrada Familia de los obreros”, ultima acquisizione artistica di questa città incredibile e famelica.

Federico Flamminio
Photo Elisa Imperi (www.itm.srl)