• Milano che vieni, Milano che vai

K-NOW #4
MILAN L’È ON GRAN MILAN

Milano che vieni, Milano che vai

Troppo facile, forse, parlare oggi di che cosa è diventata Milano per l’Italia e il mondo. Ora che splende con l’urbanistica in rinnovamento, con le piazze che non c’erano, gli edifici nuovi, piacevoli, il centro a misura d’uomo, il campo di grano dove prima c’era… Cosa c’era prima? Da dove viene questa città che affascina, seduce, ipnotizza?

Milano che vieni, Milano che vai

Fermata metro Due Torri – Citylife: murales di Emiliano Ponzi e tornelli di ingresso

Sua madre era l’industria, il lavoro duro, il poco tempo per pensare a come abbellire perché tutto doveva funzionare, prima di tutto funzionare e andare, senza mai fermarsi. Lo spazio per il bello, Milano se lo è sempre ritagliato all’interno dei cortili di quei palazzi con facciate austere, sia gli antichi che i moderni, come a volersi proteggere da tutto quello che le girava dentro e intorno.

Milano che vieni, Milano che vai

Particolare delle scale interne del museo MA*GA

Milano che vieni, Milano che vai

Milano che vieni, Milano che vai

Particolare del Bosco Verticale di Stefano Boeri

Milano che vieni, Milano che vai

I rapper Tupac e Notorious B.I.G. disegnati da Shepard Fairey, opere su un muro di The Bothanical Club Milano

È arrivato poi qualcosa, forse da fuori, dall’Europa intorno, e da dentro sé stessa. E da tutte le generazioni cresciute di emigranti, dagli stranieri che “Roma è eterna ma se devo vivere vivo a Milano”, dai designer, dagli stilisti, dai cuochi, architetti, fotografi, scrittori, da tutti quelli che è riuscita ad attrarre, senza che se ne rendessero conto, da loro e da tutti quelli che verranno ancora, Milano prenderà energia, userà la sua mente industriale, la sua politica (si spera) sapiente, avveduta e ardita, utilizzerà investimenti, organizzerà Olimpiadi e Fuorisalone, continuerà a scrivere lettere d’amore nella sua lingua ruvida e sensuale, affinché chiunque passi da qui se ne parta, se proprio deve, con il rimpianto di non poter restare più a lungo, un giorno ancora, uno solo, una notte in più sotto le luci dei viali, un’ultima corsa in tram.

Federico Flamminio / Photo itm.srl x Kemon