• La chiesa di Gio Ponti

K-NOW #4
LA CHIESA DI GIO PONTI

San Francesco al Fopponino

“Architetto” è una parola che conduce il pensiero verso immagini di edifici, ma che è assolutamente limitativa quando si parla di Gio Ponti (1891-1979), architetto per formazione accademica, ma progettista a tutto tondo. Nella sua lunghissima attività, ha spaziato dal design d’oggetti alla fondazione della rivista Domus, dalla direzione creativa della Manifattura Ginori alla docenza nello stesso Politecnico in cui si era laureato, firmando nel frattempo alcuni degli edifici più iconici dell’era del boom economico italiano.

La chiesa di Gio Ponti

Facciata laterale

La chiesa di Gio Ponti

Facciata centrale

Suo il celeberrimo Grattacielo Pirelli di Milano, ma sua anche la straordinaria quinta scenografica della chiesa di San Francesco al Fopponino (1964) nella zona di Porta Vercellina, sempre a Milano. Qui Ponti espresse il suo concetto di “opera d’arte totale”, progettando il volume architettonico e anche tutti gli arredi, gli apparati artistici e decorativi, le suppellettili sacre, fino alle vesti liturgiche, nell’esaltazione massima del concetto di coerenza artistica.

La chiesa di Gio Ponti

Interni

―Urban masterpiece

La chiesa di Gio Ponti

Frutto del progetto dell’allora Arcivescovo Montini (poi Papa Paolo VI) Ventidue chiese per ventidue concili con cui celebrare l’apertura del Concilio Vaticano II (il ventiduesimo nella storia della Chiesa) e contemporaneamente fornire la città che si stava rapidamente espandendo di nuovi luoghi di culto, la chiesa deve il suo nome al luogo dove sorgeva uno dei cimiteri “fuori le mura” fondato nel 1576 durante la grande peste di San Carlo: Fopponino, in milanese, sta infatti per “piccolo cimitero”.

La chiesa di Gio Ponti

Portone della facciata centrale

Dedicata a San Francesco, la prima pietra venne posata insieme a una pietra del monte Subasio, donata dal sindaco di Assisi, in un gemellaggio ideale tra le due città. “Francescano” nella sua sobrietà anche lo stile scelto da Gio Ponti per la facciata, che unisce la chiesa a due edifici laterali preesistenti costituendo un fronte scenografico urbano che affaccia su una piccola piazza e che vede come elementi decorativi esterni 8 aperture a forma di diamante allungato, attraverso le quali si vede il cielo. Una citazione delle facciate a vento della tradizione romanica lombarda, in cui l’infinito del divino viene simbolicamente incorniciato da aperture, e che contribuisce a conferire leggerezza, creando giochi di luci e ombre intensificati poi dalla copertura in piastrelle a punta di diamante, che gioca ulteriormente con l’elemento esagonale presente anche nella pianta della chiesa stessa. Quando la creatività sposa la semplicità, per avvicinarsi al Divino.

Valentina Monti / Photo itm.srl x Kemon