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Arte
Abbiamo nostalgia di Munari

Vent'anni dalla morte

Bruno Munari è un’enciclopedia. Un caleidoscopio, un album di foto in movimento, un libro letto a cui mancheranno sempre pagine per essere completo. Perché Munari ha prodotto tanto, tantissimo. Basti pensare che ha iniziato la sua attività a vent’anni, nel 1927, quando in Italia e in Europa c’erano i Futuristi, e ha continuato a produrre opere quasi ininterrottamente fino alla morte, venti anni fa, il 29 settembre 1998.

Autoritratto, 1990, xerografia originale, 29,5×42 cm

Un intero secolo, il più lungo o il più breve di tutti, durante il quale Bruno Munari ha viaggiato in ogni direzione, abbinando l’inventiva del designer alla sensibilità dello scrittore per bambini, mescolando tutto nel calderone ribollente dell’intelligenza.

Tensostruttura, 1990, legno e spago, 60x30x23 cm

Per Munari fare arte aveva un duplice scopo: istruire e sperimentare. Provare sempre nuove strade, utilizzare oggetti in modi non convenzionali. Per stupire, certo, ma soprattutto con uno scopo didattico. Mostrare che in ogni cosa, in ogni piccola idea si annida il germe della genialità e del ribaltamento di prospettiva. E così insegnare al pubblico, ovvero alla gente, ad aprire la testa e a spalancare gli occhi per guardare e per pensare, per poi infine attivare le mani e fare, creare, assemblare, colorare.

Tutte le foto, courtesy Museo Ettore Fico per una mostra del 2017 / museofico.it
In apertura: Scultura da viaggio, 1959, cartoncino, 18×30 cm

Federico Flamminio
Archivio 2017