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Cultura
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Curiosità su Galateo, etichetta e bon ton

Etichetta in italiano, etiqueta in spagnolo, étiquette in francese: tutti sinonimi di Galateo. Non derivano però da un diminutivo di etica (ramo della filosofia che si occupa di ciò che è buono, giusto o moralmente corretto), ma dal piccolo avviso che ogni giorno nella corte spagnola veniva affisso per indicare il cerimoniale del giorno e le sue rigide regole.

Fu Monsignor Giovanni della Casa nel 1558 nel suo “Galateo overo de’ costumi” il primo a codificarle in forma scritta, ma le buone regole a tavola sono sempre esistite. Oltre alle classiche, come non alzare il mignolo e non appoggiare i gomiti sulla tavola, ve ne sono altre meno note.

Perché non si dice “buon appetito”. Per gli aristocratici era un disonore arrivare a tavola affamati: la tavola era infatti un’occasione per conversare e creare alleanze, mentre il cibo solo la scusa. Augurare “buon appetito” era una sorta di offesa alla ricchezza degli invitati.

Non dire mai “cin cin”. Pronunciarlo è frutto della moda orientale diffusa nel secolo scorso nei salotti borghesi, ma non è considerato adatto alle situazioni formali. I brindisi si compiono alzando i calici con un piccolo, discreto cenno, senza che questi si tocchino, e tutti devono bere, anche solo accostando il bicchiere alle labbra mimandone l’atto.

Mai chiedere il sale. Per due motivi: di educazione ed economico. Nel primo, chiedere il sale sarebbe un’implicita dichiarazione che il cibo offerto non sia saporito, offendendo così il cuoco. Inoltre, il sale era la moneta dell’antichità: raro e prezioso. Come indice di ricchezza, chiederlo avrebbe messo in difficoltà i padroni di casa, nel caso lo avessero finito.

Il coltello serve solo per tagliare. Ad esempio, non si può utilizzare con le uova e i formaggi morbidi: entrambi hanno una consistenza adatta alla forchetta.

Mai con le mani. Il pane è l’unico caso (con l’uva) in cui si possono usare. Ma va spezzato e appoggiato nel piattino, a destra del piatto, senza sbriciolare in giro.

Il Galateo e il passare dei secoli. Se nel Medioevo una delle regole imponeva di non mettere le ossa nel piatto comune, ma buttarle a terra affinché le mangiassero i cani, la modernità ha portato nuove indicazioni che riguardano soprattutto l’uso della tecnologia a tavola. Il Galateo 3.0, potremmo dire, prescrive di tenere il cellulare nella tasca o in borsa, non a fianco del piatto, di non utilizzarlo durante il pasto e di non scattare foto alle pietanze.

Nelle immagini di queste pagine, il progetto dell’architetto Roberto Baciocchi – Baciocchi Associati per Nilufar Depot: Mirror room è una stanza cubica al cui interno si trova una preziosa ed elegante sala da pranzo (di Baciocchi Associati anche i servizi da tavola, ideati sempre per Nilufar).

Tutte le foto, courtesy Martina Gamboni PR per Nilufar. _Mise en place e Mirror room project (©mattiaiotti).

Valentina Monti
Ottobre 2016