Arte
Là dove c’era l’erba

Il riscaldamento globale c’è (e si vede)

Là dove c’era l’erba ora c’è un limbo tra passato e futuro.

Il riscaldamento globale rischia di essere il dramma più importante di questo e dei prossimi decenni, è la riflessione alla base di Futuristic Archaeology, serie di installazioni del fotografo sudcoreano Daesung Lee. Ritratti delle popolazioni nomadi della Mongolia, rappresentate con all’interno di ogni scena una immagine stampata su cartellone, perfettamente allineata con l’orizzonte, che rappresenti l’ambiente ritratto prima del processo di desertificazione.

Negli ultimi 30 anni in Mongolia circa 850 laghi e 2mila fiumi si sono prosciugati, e il 23 per cento del territorio si è trasformato in deserto. Sconvolgimenti pesantissimi, che rapportati alle latitudini e longitudini specifiche, possono essere rintracciati in ogni zona del pianeta.

Un grido d’allarme premiato con l’Happines OnTheMove 2015 dalla rassegna fotografica Cortona On The Move. Rappresentate come Futuristic Archaeology, le popolazioni mongole e la loro cultura vengono così immaginate come una collezione da museo, reperti del passato estinti a causa della desertificazione.

Il problema del riscaldamento globale è soprattutto nella sua scarsa percezione. Il global warming suscita generalmente opposte e sterili reazioni, come ben sintetizzava nel 2010 Stephen Schneider, Professore di Biologia ambientale alla Stanford University: “Se si esagera si viene tacciati di catastrofismo, se si è troppo tranquillizzanti non si raggiunge la soglia di attenzione. In entrambi i casi si rischia di rimanere fermi nell’indifferenza”. Invece un’opera d’arte è immediatamente comprensibile: basta una immagine e un titolo a far percepire un problema. Molto più di mille parole.

_Foto courtesy Cortona On The Move / cortonaonthemove.com

Alessandro Di Giacomo
Maggio 2015