Cultura
Nostalgia di Kurt Cobain

“Ragazzi, voi vi state ancora divertendo?”, chiese agli altri Nirvana la sera prima di spararsi. Oggi, 24 anni dalla morte

Kurt Donald Cobain (Aberdeen, 20 febbraio 1967 – Seattle, 5 aprile 1994). Il padre Donald meccanico con avi di origine irlandese, la madre Wendy barista e segretaria d’ufficio. Una sorella di tre anni più piccola, Kimberly.

I genitori divorziarono quando aveva otto anni. “Per qualche ragione me ne vergognavo. Non riuscivo più a guardare in faccia alcuni dei miei compagni di scuola perché desideravo disperatamente avere una famiglia normale. Mamma, papà. Volevo quel tipo di sicurezza e lo rinfacciai ai miei genitori per parecchi anni”.

“Curato da bambino col Ritalin perché iperattivo. Soffriva di disturbi bipolari, bronchite cronica, ulcera, flebite, vertebra spostata che premeva su un nervo” (Andrea Scanzi, il Fatto Quotidiano 5/8/2011).

Infanzia travagliata, adolescenza difficile. Arrestato nel 1986 per vandalismo, aveva scritto sui muri della città God is gay. ‘Era un messaggio antiomofobia’. 30 giorni di carcere e 180 euro di multa.

“Non ho mai avuto l’ambizione di cantare. Volevo solo suonare la chitarra ritmica nascosto in fondo al palco. Ma alle superiori, mentre mi esercitavo nella mia cameretta, capii che la cosa giusta da fare era scrivere io stesso da solo le canzoni” (a David Fricke, Rolling Stones 27/1/1994).

“Il nome Nirvana è del 1987. Il primo album – dei tre complessivi – uscì nel 1989. Bleach si rifaceva ai Melvins e doveva il nome (candeggina) a una pubblicità sull’Aids che consigliava ai tossicodipendenti di pulire in quel modo gli aghi” (A.S., ib.).

“Per qualche tempo a Seattle pareva di rivivere la Summer of Love, una cosa grandiosa. Ti buttavi dal palco sulle teste della gente con la chitarre e tutto, e il pubblico era talmente preso che ti faceva scivolare fino in fondo alla sala e poi indietro sul palco senza farti mai cadere: era la celebrazione di qualcosa che apparteneva solo a noi. Appena il movimento è uscito dall’underground, però, è finita. Ormai ho superato la fase dell’imbarazzo” (Kurt Cobain a Rolling Stones 27/1/1994).

“All’epoca era ancora un angolo remoto d’America, finita negli annali del rock solo perché aveva dato i natali a Jimi Hendrix, Pearl Jam, insieme ai Nirvana di Kurt Cobain e a una mezza dozzina di altre band e di seguito la fenomenale ascesa della Microsoft trasformarono la città della pioggia e del Boeing nella nuova capitale del rock e degli affari. ‘Nessuno allora avrebbe scommesso un dollaro su Seattle. Il grunge catalizzò l’attenzione dei media, incrementò il turismo, creò una tendenza che è andata ben al di là di una semplice rivoluzione musicale’” (Eddie Vedder dei Pearl Jam a Giuseppe Videtti, la Repubblica 14/4/2010).

24 settembre 1991, la data di uscita di Nevermind. Doveva vendere 250mila copie. Fu comprato più di cento volte tanto: 30 milioni. L’album della consacrazione mondiale e del passaggio alla Geffen: “Una major. Svolta storica: per la prima volta un colosso discografico puntava sulla musica alternativa. Monetizzava la protesta. Qualcosa di molto superiore alla firma tre anni prima dei R.E.M. per la Warner. Cobain reputava il suono di Nevermind troppo morbido. Ossature pop straziate da esplosioni punk. Campagna promozionale imponente, il video di Smells Like Teen Spirit che entra nell’immaginario collettivo. A inizio 1992 Nevermind scalzò Dangerous di Michael Jackson al primo posto delle classifiche” (A.S., ib.).

La band festeggia in tour: dopo l’Europa, tra gennaio e febbraio Australia, Giappone e Hawaii. Proprio alle Hawaii, sulla Waikiki Beach di Honolulu, Kurt sposa Courtney Love. Lei in abito di pizzo e satin appartenuto all’attrice Frances Farmer (dichiarata malata di mente e lobotomizzata). Lui un pigiama verde.

“Non sapevo come comportarmi. Ci fosse stato un corso per imparare a fare la rockstar, mi ci sarei iscritto di corsa” (a D.F., Rolling Stones 27/1/1994).

21 settembre 1993, la data di pubblicazione di In Utero, loro terzo e ultimo album. Prodotto dal guru Steve Albini con cui si rinchiudono per due settimane, nel febbraio del 1993, ai Pachyderm Studios di Cannon Falls, Minnesota. Le canzoni vengono registrate velocemente e con pochi aggiustamenti, mentre i testi e la copertina inglobano oscuri riferimenti e immagini da manuale di anatomo-patologia che sembrano comunicare l’incubo di Cobain rispetto a una vita personale vissuta sotto i riflettori.

21-25 febbraio 1994, i Nirvana tengono quattro concerti in Italia: il 21 febbraio al Palasport di Modena, il 22 al Palaghiaccio di Marino (Roma). Durante il soggiorno romano i Nirvana prendono parte a una puntata del programma tv di RaiTre Tunnel, dove suonano due brani, Serve the Servants e Dumb. Il tour italiano si conclude con una doppia data al PalaTrussardi di Milano il 24 e 25 febbraio.

1 marzo 1994, al Terminal Einz di Monaco di Baviera il loro ultimo concerto. Il giorno dopo, 2 marzo, Kurt vola a Roma per una settimana di riposo. Suite all’Hotel Excelsior di Via Veneto, viene raggiunto da Courtney e dalla figlia Frances Bean. Durante la notte fra il 3 e il 4 marzo Courtney Love si accorge che il marito è in overdose. Cobain è portato prima al pronto soccorso del Policlinico Umberto I, dove gli viene praticato un cocktail di farmaci, quindi trasferito la mattina seguente all’American Hospital, dove rimane in coma farmacologico. Kurt ha tentato il suicidio ingerendo farmaci e alcol (forse un cocktail a base di Roipnol e champagne). Esce dal coma dopo tre giorni e chiede un frullato di fragole.

L’8 aprile 1994 un elettricista arrivò a casa di Cobain per installare un sistema di sicurezza. Fu lui a ritrovare il cadavere: disse di avere inizialmente pensato che Cobain dormisse, prima di notare la presenza del fucile. Ufficialmente un suicidio portato a compimento tre giorni prima, il 5 aprile, con un colpo di fucile alla testa. Cobain fa perdere le sue tracce il primo aprile: quella notte si allontana da una struttura per la disintossicazione in California, la Exodus di Marina del Rey.

“Chiese Kurt Cobain agli altri Nirvana la sera prima di spararsi: ‘Ragazzi, voi vi state ancora divertendo?’” (Gabriele Romagnoli, Vanity Fair 17/12/2008)

Alessandro Di Giacomo
4/4/2018