Cultura
Discoteche abbandonate

Nell’epoca dei social network, la lenta decadenza dei luoghi di interazione reale: guarda la gallery

“Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico”, era lo slogan del film The social network. E uno di questi sono senz’altro i luoghi di interazione reale. Una enorme e silenziosa rivoluzione dei costumi, prima e dopo l’era dei social, un epocale cambiamento nel nostro modo di interagire.

Maskò – Rovigo

Di tutte le discoteche italiane, negli ultimi vent’anni la metà ha chiuso, sostituite da disco-pub, happy-hour, dj-set, beach party. Da più di 5.000 nel 1995 a scarse 2.000 oggi. “Rotta per casa di Dio”, cantavano gli 883. E qualche anno fa Jessica Da Ros, blogger di Treviso, per prima quelle strade ha iniziato a ripercorrerle e documentare ciò restava del divertimento anni ‘90. Una interessante indagine sociologica: per due anni camera in mano, s’è messa a girare il nord-est e a scattare foto.

Ultimo Impero – Torino

Ultimo Impero – Torino

Il progetto si chiama Memories on a Dancefloor e documenta ciò che resta oggi: ruderi abbandonati e cattedrali dell’eccesso in mezzo a periferie urbane deserte. Cesar Palace, Divina, Ultimo Impero…

Cesar Palace – Cuneo

Divina – Caraglio

Egyptia – Borgo San Dalmazzo

Garden – Treviso

Garden – Treviso

Le cupole – Soave

“(…) Fa un po’ di malinconia a sfogliare le immagini di Jessica Da Ros, riguardando quei luoghi dimenticati, con i divanetti malconci e i muri scrostati, quei sepolcri della memoria, quando persino i padroni dello Studio 54 di New York venivano qui, dalle frontiere più avanzate del divertimento, per chiedere come si fa. Gianni Fabbri, dal suo trono del Paradiso, rispondeva osservando Grace Jones che festeggiava il compleanno a casa sua: ‘Bisogna essere come noi’. Cioé? ‘Romagnoli’. Oggi, non basta più» (Pierangelo Sapegno, La Stampa).

Alessandro Di Giacomo
22/3/2018