• MANOLO BLAHNIK DRAWING MICHAEL ROBERTS

Moda
The Art of Shoes

A Portrait of Manolo Blahnìk

Ci sono la Kelly e la Birkin di Hermès, e la Jackie O di Gucci, celeberrime borse ispirate a icone di stile senza tempo: Grace Kelly, Jane Birkin e Jackie Kennedy Onassis. Ci sono le decolleté So Kate di Louboutin, disegnate per un’affezionata del brand, Kate Moss. Tutti casi in cui un oggetto ha preso il nome da chi lo ha tanto indossato o ne ha ispirato il design. Ma l’unico che ha dato il proprio nome a tutte le proprie collezioni, segno di uno stile unico e riconoscibile che supera la stagionalità obbligatoria della moda è lui, Manolo Blahnìk, che con le sue Manolos è diventato più icona delle sue icone.

―Pensate come capolavori

74 anni, origini spagnole, studi di architettura e letteratura in Svizzera, d’arte e scenografia a Parigi, baronetto della Regina d’Inghilterra, terra che ha eletto a sua patria e dove ha aperto il suo primo negozio nel 1973. Una vita ricca, colta e variegatissima, che aveva preso altre strade e in cui la svolta è stato l’incontro nel 1970 con Diana Vreeland, talentuosa editor-in-chief di Vogue America, che visionando i suoi disegni di scenografie notò il particolare di una caviglia avviluppata in edera e ciliegie ed esclamò: “Concentrati sulle estremità e disegna scarpe! Fai quello che ti rende felice. Non pensarle come scarpe ma come capolavori!”.

 

E così, privo di una regolare formazione per svolgere il mestiere di creatore di scarpe, Blahnìk iniziò a fare pratica nelle migliori fabbriche, prima in Inghilterra e poi in Italia, dove tutt’ora sono realizzate le sue creazioni, trasformandosi in un vero mastro artigiano della scarpa. A partire dal disegno rigorosamente fatto a mano e bello come un’illustrazione, proseguendo con la costruzione del modello, la sua geometria e le tecniche di taglio, cucitura e realizzazione della scarpa, Blahnìk è in grado di trasformare un oggetto d’uso in un’opera d’arte. “È meraviglioso che mi trattino come un artista, ma io sono solo un calzolaio e faccio solo stupide scarpe”, ha dichiarato al Wall Street Journal.

La mostra Manolo Blahnìk. The Art of Shoes, a cura di Cristina Carrillo de Albornoz, promossa da Comune di Milano, con le sue 212 scarpe divise in 6 sezioni e gli 80 disegni ci ha raccontato qualcosa in più di questo straordinario artigiano, che è stato profondamente influenzato anche dall’arte e dalla cultura italiana, e che trae ispirazione dalle sue passioni: architettura, arte, letteratura e cinema, botanica, cultura di paesi quali l’Italia, la Russia e la Spagna, nonché la storia del XVIII secolo.

Una tendenza verso la bellezza che abbraccia tutto ma non esclude il resto, perché, come ha dichiarato: “Senza il trash non potremmo vedere la bellezza delle cose: è necessario!”.

Valentina Monti
Tutte le foto, courtesy MANOLO BLAHNÍK. The Art of Shoes.
A cura di Cristina Carrillo de Albornoz; Palazzo Morando – Costume Moda Immagine / civicheraccoltestoriche.mi.it