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Arte
Love The Sign: Nelle tele di Ieva Petersone i classici del design internazionale

Nelle tele di Ieva Petersone i classici del design internazionale

Artista nata nel 1984 a Jelgava (Lettonia), Ieva Petersone ha studiato all’Accademia di belle arti di Riga e collaborato con il pittore italiano Marco Petrus, “col quale condivide un’estetica architettonica novecentesca, però relativa agli interni anziché agli esterni. Ha esposto dal Mar Baltico al Canale di Sicilia, anzi, dal Canale di Sicilia al Mar Baltico: la sua prima personale, nel 2006, si è tenuta a Pantelleria” (Camillo Langone, Eccellenti Pittori / eccellentipittori.it). Dal 2010 vive a Milano.

“Artista originale e dalle idee decisamente chiare, propone ambienti inanimati dove a parlare non è la presenza del genere umano ma la sua assenza” (Tullio Casilli / eccellentipittori.it).

1925 B3

Sedia Wassily Modello B3 disegnata da Marcel Breuer, negli anni ’20 Direttore del laboratorio del legno presso il Bauhaus di Dessau, per il pittore Wassily Kandinsky. Materiali rivoluzionari per il tempo, è la prima seduta realizzata in tubi di acciaio; rivestimento in cuoio e cordura. Prodotta ininterrottamente da più di 90 anni.

 

 

Ieva Petersone3

Breuer Wassily / 2012 olio su tavola, cm 15×19.5

 

1957 SELLA

Disegnata dai fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni. Uno dei prodotti simbolo del design italiano e internazionale di ogni tempo ed epoca. Nasce come “sgabello per telefono”, in anni in cui i telefoni erano a parete e le telefonate duravano anche ore. Realizzato interamente con elementi industriali: una vera sella di bicicletta da corsa in cuoio con morsetto e asta d’acciaio, montata su una base semisferica in ghisa che crea l’effetto del “sempre in piedi”.

 

Ieva Petersone1

Cocktail / 2011, olio su tela, cm 70×90

 

1962 FLOS ARCO

Disegnata dai fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni: “Pensavamo a una lampada che proiettasse la luce sul tavolo: ce ne erano già, ma bisognava girarci dietro. Perché lasciasse spazio attorno al tavolo la base doveva essere lontana almeno due metri, Così nacque l’idea dell’Arco: lo volevamo fatto con pezzi già in commercio, e trovammo che il profilato di acciaio curvato andava benissimo. Poi c’era il problema del contrappeso: ci voleva una massa pesante che sostenesse tutto. Pensammo al cemento prima, ma poi scegliemmo il marmo, perché a parità di peso ci consentiva un minore ingombro, e quindi in relazione ad una maggior finitura, un minor costo. Nella Arco niente è decorativo: anche gli spigoli smussati della base hanno una funzione, cioè quella di non urtarci; anche il foro non è una fantasia ma c’è per permettere di sollevare la base con più facilità” (intervista a Ottagono, 1970).

 

1962 FLOS ARCO

1962 FLOS ARCO

 

1971 OMKSTACK

Sedia “con i buchi” dalla struttura tubolare, seduta e schienale in fogli di acciaio perforato. Impilabile, adatta per spazi esterni ma dalle forme eleganti ed equilibrate, perfette anche da interno. Disegnata da Rodney Kinsman, tra i più grandi designer d’arredamento inglese della sua generazione.

 

Ieva Petersone4

Kinsman-Omkstak / 2012 olio su tavola, cm 15×19.5

Alessandro Di Giacomo
Tutte le foto, courtesy of Ieva Petersone/ ievapetersone.com