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Arte
Jean-Michel Basquiat

Il mito statunitense in mostra a Mudec Milano

Graffitismo: “Pratica di espressione visuale ed esperienza artistica tipica dello spazio urbano. Nasce come attività, spontanea e non autorizzata, di pittura mediante vernice spray su muri del tessuto urbano e treni del trasporto metropolitano o locale” (Enciclopedia Treccani).

Jean-Michel Basquiat nasce nel 1960 a Brooklyn, New York, da padre haitiano e madre portoricana. A quattro anni inizia a disegnare personaggi dei cartoon, a 11 è in grado di scrivere, leggere e parlare correttamente inglese, francese e spagnolo.

Nel 1976, dopo il divorzio dei genitori e le prime esperienze di vita di strada, inizia a frequentare la City-as-School di Manhattan, scuola per ragazzi dotati ma incapaci di uniformarsi al normale svolgimento delle lezioni. Due anni dopo abbandona, ritenendola inutile.

Insieme ad Al Diaz, giovane graffitista, inizia a fare uso di LSD, droghe pesanti, e disegnare graffiti per le strade di New York firmandosi come SAMO, acronimo di “Same Old Shit” (“sempre la stessa merda”).

Nei suoi lavori ci sono molti elementi anatomici, la cui conoscenza gli deriva dalla lettura giovanile del famoso Gray’s Anatomy. “Gray” è anche il nome della band che fonda insieme a Vincent Gallo e con la quale si esibirà nei locali più cool di New York.

L’incontro con Andy Warhol, che rimane colpito da alcune cartoline che Basquiat produceva per guadagnarsi da vivere, sarà la svolta nella sua vita. I due diverranno una delle coppie creative più celebri dell’arte contemporanea. Tuttavia Basquiat sembra aver sofferto il fatto di essere considerato “la mascotte di Warhol”.

La sua prima personale è italiana: 1981, Modena, nella galleria Emilio Mazzoli si fa un pezzo di storia dell’arte. Malgrado l’attenzione riservata al giovane americano, i suoi lavori non riscuotono il successo sperato.

L’Italia aiuta ancora Basquiat con la gallerista Annina Nosei che, con l’allestimento di una personale a New York, accende i riflettori sul suo stile ruvido e diretto. È il 1982, inizia l’ascesa nell’olimpo dell’arte.

Una carriera folgorante, ma altrettanto istantanea è la sua fine. Come il suo idolo Jimi Hendrix e altri famosissimi, muore il 12 agosto 1988 a soli 27 anni, ucciso dall’abuso di eroina di cui era stato dipendente per anni. Contribuisce al peggioramento della tossicodipendenza la morte l’anno prima del suo amico e mentore Andy Warhol. E come accaduto già ai suoi eroi, con la morte inizia il suo mito.

“Ho avuto denaro, ho dipinto i migliori quadri di sempre. Vivevo come un recluso, lavoravo tantissimo e prendevo un sacco di droghe. Per la gente ero osceno” (Jean-Michel Basquiat).

Tutte le foto, in mostra al Mudec per “Jean-Michel Basquiat”, a cura di Jeffrey Deitch e Gianni Mercurio. Con circa 100 opere, una delle retrospettive più complete sull’artista. Dal 28 ottobre al 26 febbraio. Info 0254917 / mudec.it/ita/jean-michel-basquiat.

Federico Flamminio
4/11/2016