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Arte
The And Project

“Perché tutti si interessano al volto e nessuno a ciò che c’è dietro?” (Page Tsou)

È stato un percorso lungo, durato anni. Più di 3.000 ritratti, migliaia di volti, zigomi, occhi, labbra, nasi. Un percorso di sguardi e pensieri. Fino ad approdare a un’idea rivoluzionaria. “Mi sono chiesto perché tutti si interessino al volto e nessuno mai a quello che c’è dietro”. Così il giovane artista taiwanese Page Tsou ha spiegato la sua serie di ritratti The And. Tsou ha iniziato a ritrarre le nuche delle persone, quello che c’è dietro e il titolo del progetto è chiaro: “and”, ovvero “e”, a significare che c’è dell’altro, che le cose vanno guardate da ogni punto di vista.

L’idea è rivoluzionaria perché mette l’osservatore davanti a una verità chiara, eppure mai compresa. I capelli e le acconciature, il taglio della nuca, la calvizie, il disordine, sono segni personalissimi che distinguono le persone tra loro. Proprio come il volto, il suo opposto è in grado di dare moltissime informazioni, e fa anche qualcosa in più: spinge a chiedersi quale volto si nasconda al di là di quella testa. Cosa che invece non accade nei ritratti tradizionali, che appagano lo spettatore e lo rendono semplice osservatore.

Page Tsou ha fatto di questa idea la sua filosofia di vita. In un altro progetto Rainy Days and Mondays, ha realizzato un calendario con ritratti di teste in miniatura. Il titolo del progetto rimanda a una canzone dei Carpenters (“Rainy days and mondays always get me down”). Tsou vuole ribaltare il senso comune che afferma che il lunedì sia il giorno peggiore di tutti. Proprio come con i suoi ritratti, l’artista cerca di mostrare che oltre la verità consolidata esiste qualcosa da scoprire, anche di lunedì, anche se piove. E lui vuole aiutarci in questa operazione.

― Le cose vanno guardate da ogni punto di vista

Le serie The And e Rainy Days and Mondays sono state presentate durante una pop-up exhibition in un’antica barberia londinese. Con i barbieri vestiti in abiti vintage, le pareti e il soffitto ricoperti da centinaia di nuche, capelli e acconciature. Del resto, quale posto migliore di una barberia, dove il barbiere è stato sempre il primo artista a riconoscere le persone dalla loro testa?

Federico Flamminio