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Vynil Mania / Welcome back record player

Al di là della pura estetica, il suono prodotto dalla puntina sui solchi del vinile è impareggiabile

Si dice che i vinili di una volta suonino meglio: sarà il tempo che si è depositato tra un solco e l’altro

Bentornato giradischi, anche se in realtà non se ne era mai andato. Rimasti pazienti nei soggiorni e nelle camere da letto, hanno atteso sornioni che l’abbuffata di nuove tecnologie scemasse, e alla fine hanno avuto ragione. Al di là della pura estetica, che già di per sé basterebbe per desiderarne uno, il suono prodotto dalla puntina che striscia sui solchi del vinile è impareggiabile. Per i più vecchi c’è anche il gusto di un certo ritorno al passato, quei mitici anni ’60 e ’70 durante i quali i vinili erano gli ambasciatori di nuove sonorità e nuovi modi di pensare e fare musica. E al contrario dell’immateriale Mp3, nascosto nei meandri dei computer, i dischi dell’epoca continuano a girare con il loro carico di Beatles, Abba, Grateful Dead. Attenzione però, il giradischi non è rimasto sempre lo stesso. Sotto l’aspetto apparentemente immutato, i nuovi modelli sono concentrati di tecnologia e prestazioni.

Ci sono aziende che si dedicano esclusivamente a questo, come la fiorentina Goldnote, che produce giradischi da 120 chili, lo stato dell’arte in fatto di ascolto. Puntine da centinaia di euro, bilancine elettroniche per la taratura del peso del braccio del giradischi, altoparlanti e amplificatori studiati appositamente per ottenere il massimo dal vinile. Inoltre il giradischi si sposa oggi anche alle nuove tecnologie: ci sono esemplari in grado di codificare e registrare il suono in formato digitale. O piccoli mangiadischi dalle alte prestazioni, portabilissimi e trendy.

Le stesse case discografiche hanno ricominciato a far uscire album in vinile per pubblicizzare le nuove uscite. E poi schiere di appassionati che riempiono i forum online e i mercatini dell’usato sempre alla ricerca di chicche. Anche perché si dice che i vinili di una volta suonino meglio. Non ci sono ricerche in merito, ma ci piace pensare che a suonare non sia soltanto la puntina, ma anche tutto il tempo che si è depositato tra un solco e l’altro.